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Negli stessi anni durante i quali nasceva come un fungo nel bel mezzo dell’anfiteatro morenico, in territorio di Rivoli Veronese, Italpollina, l’impianto di trasformazione dello sterco dei polli proveniente dagli allevamenti, in quel di Caprino, in località Mirabei, veniva aperta una cava dalla quale sono stati estratti due milioni e mezzo di metri cubi di sabbia e ghiaia. La cava successivamente è stata riempita con gli scarti dell’industria del marmo. Erano i primi anni Settanta. Due storie parallele che per mezzo secolo (!) hanno suscitato continue proteste tra la popolazione, la prima per i fetori emanati dall’impianto via via ampliatosi fino alle dimensioni attuali, la seconda per il grave dissesto idrogeologico-paesaggistico che costituisce un’irreparabile ferita a un ambiente protetto (a parole). Il 2023 sembrava segnare la fine della tormentata vicenda di cava Mirabei, con la restituzione all’uso agricolo dell’area, ultimamente coperta da uno strato di terra. E invece… Invece ecco un nuovo insano progetto: rimuovere il manto di terra e portare lì altri rifiuti dell’industria del marmo, 400.000 metri cubi, fino a creare una collina artificiale alta 15 metri. Mentre il Comune di Rivoli ha detto no a questa follia e gli abitanti della zona si sono mobilitati per scongiurare l’ennesimo sfregio all’anfiteatro morenico, Raffaello Boni, presidente del Circolo Legambiente Baldo-Garda “Il Tasso”, ha scritto l’accorata lettera che qui pubblichiamo, indirizzata al sindaco di Caprino e al soprintendente alle Belle arti e al Paesaggio di Verona.


